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Sensazioni di Gusto




Piccoli racconti enogastronomici

RELAZIONI AGRODOLCI

Aspic di arancia

Spulciando nei cassetti, mi è capitata tra le mani la ricetta di uno dei miei dolci preferiti, l'Aspic di Arancia, del mio amico Alessandro Businaro, chef e Patron del ristorante da Boschet. E' un dolce non dolce, di quelli che non ti appesantiscono, ma che ti soddisfano ugualmente.

Gliel'avevo chiesta perchè l'avevo mangiata una sera a cena con la persona che frequentavo in quel periodo, e visto che era piaciuta a entrambi, avevo deciso di rifarla a casa.

La ricetta è semplice, ma il risultato fu un disastro. E già da quel segnale, avrei dovuto capire come sarebbe finita la storia. Perchè che ci crediate o no, c'è sempre una correlazione tra la riuscita di un piatto e la persona per cui lo si fa. 

E la prova, è che ho rifatto il dolce molte altre volte ed è sempre riuscito.

Questa è la ricetta

350 gr. di succo d'arancia

150 gr. di zucchero

5 fogli di colla di pesce

1 arancia pelata a vivo

Mettere a scaldare il succo d'arancia con lo zucchero, quando sta per bollire aggiungere la colla di pesce, già precedentemente ammollata in acqua fredda. Versare negli stampini con gli spicchi di arancia e far raffreddare per almeno tre ore.

Alessandro l'accompagna con un sorbetto al frutto della passione, ma è buonissima anche senza niente vicino. 

Insomma, la ricetta è un gioco da ragazzi, e se nel prepararla per un eventuale compagno non vi riesce, io comincerei a farmi qualche domanda riguardo la relazione..

 

ASPIC DI ARANCIA - RISTORANTE DA BOSCHET, CHEF ALESSANDRO BUSINARO


VEGANO SI, VEGANO NO, VEGANO BOH..

vini vegani

Ieri sera a cena mi è stato proposto un vino vegano.

Eh si, perchè sull'onda dello stile di vita che alcune persone adottano ( e che non fa per me, Dio abbia in gloria la fiorentina! ), alcune aziende hanno cominciato a fare vini vegani, che non sono altro che vini in cui durante la fase produttiva non vengono usati animali, o elementi da loro derivati, tipo l'albumina nelle chiarifiche.

Mi era già capitato di assaggiarli, quando spinta dalla curiosità, ero andata a fare una visita a Vigne del Malina, azienda di Orzano (Remanzacco) con certificazione Vegan. Mi ricordo che ero rimasta colpita dal Pinot Grigio Ram e dal Sauvignon Aur, tutti e due sottoposti a macerazione.

Questa volta invece ho bevuto uno Chardonnay 2011, che profumava di fiori primaverili, mela golden e ananas. In bocca avvolgente e complesso, con una spiccata mineralità, legata al terreno di ghiaia e sassi in cui vivono le viti e che donano al vino una bella beva. Devo dire che le impressioni che ho avuto in cantina non sono state deluse neanche stavolta, i bianchi di Vigne del Malina, sia che siano macerati o no, sono dei gran bei vini. 

E poco importa che siano vegani o no, l'importante è che siano buoni!

 

VIGNE DEL MALINA - CHARDONNAY 2011


E ALLA FINE.. POKER D'ASSI

LOUPIAC, VERDUZZO 2013, PICOLIT2009, PEDRO XIMENEZ DON GUIDO

Cosa si fa per un amico appena lasciato dalla morosa e in piena crisi depressiva? Lo si porta fuori a pranzo e si tenta di farlo ubriacare..

Decido di portarlo vicino a casa, al ristorante 900 all'Isola, anche perchè mi hanno detto che hanno una cantina ben fornita. Optiamo per dei piatti di pesce, tra cui un favoloso risotto di go, a cui ci facciamo abbinare dei vini al calice da Carlo Piasentin, il titolare.

Il mio amico tiene botta, e per dargli il colpo di grazia, invece del dessert opto per un vino dolce.

Beh.. ce ne arrivano quattro per poter fare una piccola degustazione.

Già dal colore si vedono le caratteristiche diverse tra di loro.

Il primo è un Loupiac di Chateau de Ricaud, vino di Bordeaux dai sentori floreali con un colore giallo paglierino carico e un sapore fresco.

Il secondo è il Verduzzo di Marco Sara, giovane vignaiolo friulano. Dorato con profumi di miele d'acacia e frutta tropicale, morbido e fresco allo stesso tempo, una gioia per la gola.

Continuiamo con il Picolit di Rodaro. Il colore è ambrato, al naso c'è la frutta candita, la vaniglia e la ginestra. In bocca è complesso e pieno, senza essere stucchevole.

Per ultimo abbiamo il Pedro Ximenez Don Guido 20 anni. Uno sherry da meditazione. Fichi, noci caramellate, erbe balsamiche. Intenso e persistente, ottimo abbinato ad un caminetto e a un buon libro e probabilmente visto il momento di singletudine quello più adatto a lui.

Il mio piano di ubriacatura non ha funzionato. 

Lui è ancora senza regina di cuori.

Ma almeno ci è stato servito un poker d'assi!

 

CHATEAU DE RICAUD - LOUPIAC

MARCO SARA - VERDUZZO 2013

PAOLO RODARO - PICOLIT 2009

WILLIAMS & HUMBERT - PEDRO XIMENEZ DON GUIDO 20 ANNI

 


BOLLE E BOLLITI

pierre peters champagne

Giornata massacrante al Vinitaly, coda per uscire e solo voglia di tornare a casa, ma prima di rientrare qualcosa bisognerà pur mangiare. Vista la zona, la scelta cade sulla Pergola, a Fagnano di Travenzuolo, che è il non plus ultra per i bolliti.

Bolliti come noi, per rimanere in tema.

La caldaia è di quelle da urlo, gallina, cotechino, tasto di manzo, nervetti, testina di vitello e lingua, il tutto accompagnato da kren, mostarda, salsa verde e pevaraa.

Ma.. e il vino? Abbiamo assaggiato di tutto e di più, quindi che si fa? L'occhio cade su uno champagne, L'esprit di Pierre Peters 2008. I profumi che salgono dal bicchiere sono intensi; mela, frutta secca e crema agli agrumi. In bocca si rivela come il miglior antidoto alla grassezza delle carni, pulizia assoluta con una mineralità e una freschezza che invogliano al continuo scambio tra le pietanze e il vino. A parere di tutti i commensali mai scelta è stata più azzeccata. Usciamo dal ristorante un po' meno bolliti e un po' più felici.

PIERRE PETERS - L'ESPRIT DE 2008 GRAND CRU' BLANC DE BLANCS

 


BEVUTE ANOMALE

birra gueuze

Capita una sera, al un rientro da un pranzo pantagruelico, di dover passare con un amico vignaiolo a consegnare delle bottiglie in un locale.

Ovviamente non ci sembra il caso di bere vino, e secondo una sua personale teoria, la birra fa digerire. Io che non sono una grande conoscitrice di questa bevanda, mi lascio consigliare, e la sua scelta cade su una birra belga a fermentazione spontanea, ottenuta dall'assemblaggio di vari lambic, maturati in botti di rovere, la Gueuze Tilquin à l'ancienne.

Beh, i profumi sono piacevoli, frutta matura con note agrumate, e sentori vegetali, di terra e di fieno. Abbastanza convinta l'assaggio..

Oh Signor.. è un esplosione di acidità, con una sensazione citrica notevole, e nel finale ti lascia in bocca una sensazione amarotica, quasi tannica. Il mio amico mi guarda sorridendo, ha capito che non ero preparata a una sorpresa del genere, però devo dire, che anche se non rientra nelle mie corde, questa birra ha svolto favolosamente il suo compito.

Insomma se dovessi abbinarla a un cibo lascerei perdere, ma come birra digestiva è perfetta.

GUEUZE TILQUIN A L'ANCIENNE


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