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Sensazioni di Gusto




Piccoli racconti enogastronomici

....Carnevale: parliamo di frittelle...

La Frittella o "a Fritoa" nacque nella Repubblica Serenissima (Repubblica di Venezia), patria del Carnevale, attorno al '600 e veniva prodotta esclusivamente dai "Fritoleri" i quali formarono una vera e propria corporazione dove l'ingresso era tramandato da padre "fritoler" in figlio.

La diffusione de "a Fritoa" non si limitò solamente alle località limitrofe a Venezia, ma in tutto il territorio friulano e lombardo, ovvero le terre della Serenissima.

La Frittella è da sempre il dolce che in assoluto rappresenta la Festa di Carnevale, che oltre ad essere venduto dalle varie pasticcerie, nelle sue più svariate varianti di gusti colori e sapori, viene servita nei locali per accompagnare un caffè, o un cappuccino...

Si può accompagnare la "Fritoa" anche con un buon vino, ad esempio il "Moscato" che con il suo sapore leggero, aromatico e di buona persistenza gustativa ne fa la giusta accoppiata di gusto...... ma di questo vino potremmo parlare la prossima volta....

 

Ora non possiamo tralasciare la ricetta della Frittella Veneziana

Ingredienti per 6 persone:

500 g di fior di farina

2 bicchieri di latte

2 uova

130 g di uva sultanina

80 g di zucchero

40 g di lievito di birra

2 bicchierini di grappa

la scorza gratuggiata di un limone(la parte gialla)

un pizzico di cannella in polvere

un pizzico di sale

olio di semi(al tempo si usava lo strutto) per friggere

zucchero vanigliato

 

Preparazione:

In una tazza mettete a bagno l'uvetta nella grappa. Diluire il lievito di birra in mezzo bicchiere di acqua tiepida.

In una terrina mescolate farina, uova, latte, zucchero semolato, la scorza di limone, un pizzico di cannella e uno di sale. Mescolare bene ed unire il lievito di birra sciolto e l'uvetta con la grappa. Coprire con un canovaccio e lasciare riposare per 5 ore in un luogo tiepido.

Dopo la lievitazione mescolare ancora ed aggiungere latte secondo se l'impasto risultasse poco fluido.

In una padella far scaldare l'olio e versare la pastella a cucchiaiate.

Alla fine, una volta messe sul piatto di portata, spolverarle con il zucchero vanigliato.

 


Parliamo di vino rosso.....l'Aglianico del Taburno

Vorrei ripartite dopo una lunga sosta parlando un po' di Vini...

Il vino di cui parleremo oggi è un Rosato o Rosso introdotto dai Greci ma acclamato della Campania, più precisamente dalle provincie di Avellino e Benevento: l'Aglianico del Taburno.

Nel passato, più precisamente fino al 2011, a questo vino è stata attribuita la Denominazione di Origine Controllata (DOC), ma dopo tale anno questo riconoscimento non gli è più stato attribuito. Ad oggi il suo nome è incluso tra quelli di diversi vini con Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG).

Il colore dell'Aglianico del Taburno è Rosso o Rosato con un odore gradevole e deciso ed un sapore tannico, tendente ad una vellutata corposità con l'invecchiamento.

Accostamenti.....

Beh, che dire, l'Aglianico del Taburno, proprio per le sue origini dev'essere associato principalmente a del pesce, come ad esempio la Rana Pescatrice o un buon Baccalà in salsetta di pomodoro.... Ma anche dei buoni ripieni di carne possono essere accompagnati dall'Aglianico....

 

Alla prossima...

Aglianico del Taburno, Vino Rosso o Rosato

 

 

 


GIOIA DI VIVERE

 Credo che a volte le scelte migliori siano quelle prese d'impulso.

Come farmi 1200 km in poco piu' di 24 ore per andare a mangiare da Pipero al Rex.

Avevo gia' conosciuto Alessandro Pipero e Luciano Monosilio a Ein Prosit a Tarvisio, per una cena sul Monte Lussari e mi ero ripromessa di andarli a trovare a Roma.

Beh, cenare a casa loro e' tutta un'altra cosa. Una cena a 360° dove sono stata nutrita, dissetata e coccolata.

Alessandro ti conquista con il suo modo di fare, Patron, Maitre (o come si definisce lui, Cameriere), Sommelier, Psicologo e grande Comunicatore (famosi i suoi post su Facebook), ha come vangelo di vita l'attenzione verso il cliente.

La stessa filosofia che ha passato ad Achille Sardiello, suo braccio destro in sala, e a tutto lo staff.

Vederli lavorare e' una gioia, meccanismi perfetti che li fanno essere presenti senza essere invadenti.. e a volte pure accondiscendenti.. Vedere il tavolo che avevo vicino ordinare la coca cola con la Carbonara, mi ha fatto salire le lacrime agli occhi e pure qualche imprecazione.

Anche perche' la degustazione dei vini che hanno fatto fare a me e' stata a dir poco fantastica.

 E i piatti di Luciano? Se mi erano piaciuti a Ein Prosit, qua mi hanno lasciato senza parole; un crescendo di profumi e sapori, a partire dagli antipasti (l'Uovo, Patate e Tè si potrebbe anche chiamare elogio alla scarpetta) passando attraverso la Carbonara (concordo con chi dice la migliore di Roma), per finire con il dolce.

Seppia e piselli Sgombro e Maionese al Wasabi Uovo Patate e tè
Carbonara Linguine Mantecate di Mare Agnello e tè Affumicato
Gelatina di Anguria Cioccolato Bianco Visciole e nocciole Piccola Pasticceria

Gusti decisi e ben definiti belli da vedere ed esplosivi in bocca, come le Linguine al Gusto di Mare con Uova di Tobyko, che da sole valgono il viaggio.

Insomma una scelta d'impulso si, ma che rifarei altre mille volte. 

Anche perchè, come dice Paulo Coelho “Non rinuncio più alle cose che mi rendono felice. E non è egoismo, è gioia di vivere”.

  

RISTORANTE PIPERO AL REX - ROMA

PATRON ALESSANDRO PIPERO - CHEF LUCIANO MONOSILIO - MAITRE ACHILLE SARDIELLO


IL GIOCO DELLA COPPIA

 

Credo che la coppia formata da Alessio Longhini e Jgor Tessari sia una delle più affiatate della ristorazione italiana.

Alla Stube Gourmet, all'interno dell'Hotel Europa ad Asiago, gestito dalla famiglia Mosele, danno vita ad un simposio perfetto tra cucina e sala.

Alessio propone piatti dai gusti netti e decisi, in una perfetta unione di innovazione e tradizione, mentre Jgor in sala è l'anfitrione per eccellenza. Sommelier istrionico, vi farà fare un giro intorno al mondo, passando dalla Francia alla Georgia, andando in Germania ed arrivando perfino in Giappone. Fatevi guidare da lui nella scelta dei vini e non ve ne pentirete.

Due menù degustazione, il Gadenkhe (memorie territoriali) e il Luugar (viaggio tra i sapori).

Noi ci siamo affidati completamente alla fantasia dello Chef, e sono usciti dalla cucina una decina di piatti veramente superlativi. Con abbinamenti altrettanto perfetti.

Impossibile dimenticare le Animelle di vitello,anguilla e acetosella in coppia con Chinuri di Bitarshvili, primo vino Georgiano a ricevere la "Triple A".

Così come incredibile è stato l'Uovo di quaglia, speck, patate e aglio nero accompagnate da Chateau Las Collas 1961, vino dolce della Languedoc-Roussillon, sicuramente uno dei miei vini della vita.

 

Il Riso carnaroli, ricciola e caramello di birra Stout con il Sakè ghiacciato, è stato l'abbinamento più curioso, più difficile e più inconsueto mai provato. E direi anche molto ben riuscito!

E poi il Piccione... (la tartara, la coscia e il petto in due differenti cotture, con more e radicchio), alla faccia di vegani, vegetariani, animalisti e compagnia bella, è stato il piatto della serata. A fargli compagnia I Vigneri, vino prodotto sulle pendici dell'Etna da un associazione di Vitivinicoltori fondata nel 1435, dove le note fruttate del vino richiamavano la mora nel piatto.